Comunicati http://www.danieleceschin.it Fri, 22 Jun 2018 01:52:10 +0200 MYOB it-it Convegno Cividale http://www.danieleceschin.it/item/63-convegno-cividale.html http://www.danieleceschin.it/item/63-convegno-cividale.html Convegno Cividale
]]>
info@danieleceschin.it (Daniele Ceschin) Comunicati Fri, 13 Oct 2017 22:41:17 +0200
test data http://www.danieleceschin.it/item/62-test-data.html http://www.danieleceschin.it/item/62-test-data.html

testa data

]]>
info@danieleceschin.it (Daniele Ceschin) Comunicati Wed, 02 Dec 2015 15:56:00 +0100
Profughi in classe a Paese. La conoscenza fa paura al potere http://www.danieleceschin.it/item/5-profughi-in-classe-a-paese-la-conoscenza-fa-paura-al-potere.html http://www.danieleceschin.it/item/5-profughi-in-classe-a-paese-la-conoscenza-fa-paura-al-potere.html Profughi in classe a Paese. La conoscenza fa paura al potere

Di sgradevole nella vicenda di Paese c’è l’indebita ingerenza dell’amministrazione comunale nella programmazione della scuola: un atto che lede l’autonomia scolastica. Che un sindaco possa mettere becco su un ciclo di incontri - peraltro già approvato dagli organi deputati - e scomunicare un dirigente scolastico è inaudito. Ora ci si mette anche l’ineffabile assessore regionale Elena Donazzan che minaccia di inviare gli ispettori. Un déjà vu. Ma per accertare cosa? Nulla di nuovo nella provincia dove alcuni sindaci sfilano per non accogliere i profughi e si girano dall’altra parte come se il fenomeno non li riguardasse; dove una persona come il prof. Antonio Silvio Calò viene contestata durante un dibattito per aver accolto nella casa, in maniera cristiana e alla luce del sole, sei richiedenti asilo; dove molti sono prigionieri dei loro steccati mentali e materiali, del tutto identici alle frontiere che alcuni paesi europei (europei solo dal punto di vista geografico) stanno alzando.


Il dubbio che mi viene è che non ci sia solo la paura del diverso, ma soprattutto il terrore che gli studenti possano conoscere, sapere, porsi delle domande, ragionare con la propria testa. “L'ignoranza – scrisse Emil Cioran – è una condizione perfetta. Ed è comprensibile che chi ne gode non voglia uscirne”. Ma posto che ad alcuni piace possedere i libri solo per far ammirare i dorsi delle copertine, non c’è alcuna ragione per condannare alla “non conoscenza” anche il resto della società.
I docenti e gli studenti di Paese sono una spanna sopra. Ho potuto verificarlo di persona alcune settimane fa per un’iniziativa organizzata sulla Grande Guerra. Un evento dal quale l’amministrazione si è tenuta a distanza di sicurezza. E adesso ho capito perché. Ebbene, raramente ho incontrato ragazzi di terza media così preparati, curiosi, critici. Domande intelligenti che non senti neanche in quinta superiore. Studenti che già interpretano in pieno il motto “stay hungry, stay foolish”. Affamati e folli. Grazie ovviamente a una delle poche scuole italiane 2.0, a professori e genitori di un’altra categoria che aprono il loro Istituto al mondo e alla sua complessità e non lo confinano dentro le mura di una gretta ignavia. Una scuola così dinamica e innovativa nei contenuti e nei saperi non può che spaventare.
Un ciclo sulle migrazioni e i profughi non serve per far sentire le “diverse campane” della politica, ma per conoscere. La testimonianza di un paio di profughi, di persone che sono scappate dalla guerra, non può ammettere alcun contraddittorio. Se dei disperati hanno rischiato la vita mettendosi su un barcone, vuole dire che la loro paura di attraversare il mare è inferiore all’orrore che hanno lasciato dall’altra parte. Negli incontri si potrebbero scoprire tante cose spiacevoli. Che il Libano, esteso la metà del Veneto, ospita in condizioni disumane lo stesso numero di profughi presenti ora in Europa, in un rapporto di uno ogni due abitanti. Che nel 2016, dei 138.000 profughi arrivati via mare, ben 128.000 sono passati per la Grecia e solo 9.000 per l’Italia. Che il 46% provengono dalla Siria, il 25% dall’Afghanistan, il 16% dall’Iraq; da paesi dove negli ultimi quindici anni non abbiamo esportato nemmeno pace, figuriamoci la democrazia. Che se l’Onu ha affidato il ruolo di mediatore per la Siria allo stesso diplomatico che ha complicato il caso dei due marò, quel paese è destinato a continuare la guerra all’infinito. Qualche studente a questo punto potrebbe alzarsi e gridare: “il re è nudo”. Potrebbe osservare che se noi continuiamo a mandare armi ai paesi in guerra e a finanziare quelli che poi alimentano la spirale del terrorismo, il minimo che ci può capitare è un flusso inarrestabile di migranti; che possiamo “aiutare a casa loro” solo affamando la bestia e fermando la guerra.

Daniele Ceschin


“la Tribuna”, 8 marzo 2016

]]>
info@danieleceschin.it (Daniele Ceschin) Comunicati Wed, 09 Mar 2016 08:20:34 +0100
Dalla Terra di Nessuno http://www.danieleceschin.it/item/3-dalla-terra-di-nessuno.html http://www.danieleceschin.it/item/3-dalla-terra-di-nessuno.html Dalla Terra di Nessuno

Domani sera a Farra di Soligo (TV), alle ore 20.45, all'Auditorium S. Stefano.

]]>
info@danieleceschin.it (Daniele Ceschin) Comunicati Thu, 18 Feb 2016 19:56:59 +0100
Macroregione Triveneta. Sì, ma strada in salita http://www.danieleceschin.it/item/2-macroregione-triveneta-si-ma-strada-in-salita.html http://www.danieleceschin.it/item/2-macroregione-triveneta-si-ma-strada-in-salita.html Macroregione Triveneta. Sì, ma strada in salita
C'erano una volta le Tre Venezie: Euganea, Tridentina, Giulia. Un'invenzione culturale, prima che geografica. Poi vennero le tre Regioni, due nate addirittura con il trattino, quindi "artificiali" come le definirebbe Claudio Magris. Due Regioni "speciali", figlie della guerra e soprattutto del dopoguerra. Poi arrivò il Nordest, una dimensione economica e quasi antropologica; un modo di essere, di pensare, di costruire, ma poco altro. Ho letto con attenzione il documento programmatico dei promotori della Macroregione Triveneta. Clicco "mi piace". C'è un senso logico nella proposta di fondere le tre regioni: si tratta di dare un'unica governance a una realtà che in gran parte già esiste e che consentirebbe di superare steccati oggi incomprensibili. Tutto ciò che va nella direzione di realizzare economie di scopo e di scala attraverso fusioni istituzionali che interessano aree omogenee o complementari, deve essere salutato positivamente. Dai Comuni alle Regioni.
Del documento apprezzo l'ordine d'importanza dei "pilastri" della macroregione: cultura, conoscenza, ricerca e innovazione; ambiente e difesa idrogeologica; turismo; infrastrutture logistiche e immateriali; lavoro, salute, servizi sociali e benessere. Condivido questo approccio che mette in evidenza i punti di forza e le potenzialità, ma anche i versanti sui quali migliorare. E ce ne sono molti: dai collegamenti viari e ferroviari all'abbandono della montagna bellunese, dalla razionalizzazione della logistica alla riduzione della frammentazione degli atenei. Poi ci sono i nodi dovuti ai confini tra le attuali regioni. Quanto si è discusso (per nulla) della Valdastico Nord? Quanto si discuterà ancora dei porti dell'Alto Adriatico e del ruolo di Venezia e Trieste? Nella colonna dei desiderata con il segno "più" ci sono: autonomia fiscale, governo delle infrastrutture, investimenti, fondi europei, occupazione, autonomia sanitaria, autonomia sulla sicurezza, autonomia scolastica, forza della macroregione alpina, cultura veneta nel mondo. Nella colonna del segno "meno" ci sono solo le tasse. Bello. Ma sarebbe più credibile accontentarsi di una maggiore autonomia fiscale a parità di gettito complessivo. Già questa sarebbe una rivoluzione. Nel manifesto programmatico avrei gradito un riferimento anche al sistema creditizio. La tempesta che ha investito la Popolare di Vicenza e Veneto Banca e l'imminente riforma delle Bcc sono elementi su cui riflettere. Eviterei poi cadute nel "monolocalismo" come "Triveneto patrimonio dell'Unesco" o la creazione del marchio "Made in Triveneto". Non scadiamo nel ridicolo. Nel mondo noi vendiamo due cose: il "Made in Italy" e Venezia. Tutto il resto dipende dalla qualità e dal valore aggiunto che sappiamo mettere nei prodotti, senza ulteriori marchietti ed etichette.
Vengo alle dolenti note. Il percorso istituzionale per arrivare alla macroregione è lineare. Almeno quello iniziale. Un po' più accidentato sarà quello politico, in quando i due piani quasi mai coincidono. Sotto questo cielo si sono viste proposte lodevoli miseramente naufragate per i veti e gli interessi dei partiti. Ricordate il movimento dei sindaci per trattenere il 20% dell'Irpef? E con il referendum sull'autonomia del Veneto, come la mettiamo? Zaia e Da Re non sembrano sentirci. Quando poi si tratterà di affrontare il tema della "specialità" della nuova macroregione, cominceranno i problemi. Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige hanno non solo statuti diversi, ma prerogative alle quali non rinunceranno facilmente. Privilegi per noi incomprensibili. Insomma, le due sorelle minori avrebbero poco interesse a un'autonomia leggermente inferiore a quella attuale. Riusciranno i nostri eroi ad abbattere i campanili regionali? Forse, ma la strada, politicamente parlando, è una parete verticale.
 
“la Tribuna”, 17 febbraio 2016
]]>
info@danieleceschin.it (Daniele Ceschin) Comunicati Thu, 18 Feb 2016 15:48:10 +0100
Fondi alle Scuole Materne: i ritardi vergognosi della Regione sono una condanna per le famiglie http://www.danieleceschin.it/item/1-fondi-alle-scuole-materne-i-ritardi-vergognosi-della-regione-sono-una-condanna-per-le-famiglie.html http://www.danieleceschin.it/item/1-fondi-alle-scuole-materne-i-ritardi-vergognosi-della-regione-sono-una-condanna-per-le-famiglie.html Fondi alle Scuole Materne: i ritardi vergognosi della Regione sono una condanna per le famiglie

"Se le 229 scuole materne del Trevigiano avanzano arretrati ancora dal 2013 e tutta la quota del 2014 (quasi 9 milioni di euro), vuol dire che la Regione non considera importante il ruolo che svolgono per il territorio.”
Così il candidato consigliere regionale del Partito Democratico, Daniele Ceschin.
“Il prossimo 9 giugno – spiega Ceschin - sarò in piazza con la Fism di Treviso per ribadire che non si può chiedere, con il cappello in mano, dei fondi che sono dovuti.”
“Sono vicino ai genitori e ai sindaci – aggiunge il rappresentante Democratico - che stanno difendendo le scuole materne in numerose realtà del Trevigiano. In molti comuni, infatti, quello delle scuole materne parrocchiali costituisce un servizio fondamentale, spesso l'unico, per le nostre famiglie e i nostri figli, ma viene messo in pericolo dai ritardi della Regione nell'erogare i fondi.”

“Con tagli, cassa integrazione per i dipendenti, ricorso alle banche e alcune scuole chi rischiano di non riaprire a settembre. Serve destinare un rimborso mensile da parte della Regione Veneto, come avviene in Emilia-Romagna: tempi certi di erogazione, possibilità di programmare l'attività scolastica e possibilità di venire incontro alle necessità dei genitori".

]]>
info@danieleceschin.it (Daniele Ceschin) Comunicati Thu, 18 Feb 2016 14:48:44 +0100